Orgoglio e pregiudizio – sentimenti senza tempo

Credo che alcuni libri (i classici soprattutto) siano maestri di vita perché ci insegnano riconoscere e gestire le emozioni. Orgoglio e Pregiudizio è uno di questi. I personaggi sembrano uscire dalle pagine. Sono sfaccettati ed esprimono i loro sentimenti in maniera talmente realistica da coinvolgere i lettori/trici a secoli di distanza. I valori, le abitudini e lo stile di vita di inizio ottocento potrebbero essere incomprensibili per il lettore/trice moderna, ma i sentimenti non sono di certo cambiati. A fare da protagonista del romanzo, fin dal titolo, è proprio l’orgoglio. Non è un caso che la parola “orgoglio” compaia nel romanzo ben settanta volte, mentre il vicino “pregiudizio” solamente otto.

Un po’ di trama

La storia si apre con l’arrivo in città di un ricco scapolo, Mr Bingley, avvenimento che porta grande scompiglio in casa Bennet. Mrs Bennet infatti ha ben cinque figlie da maritare e spera che una di loro possa conquistare l’ambito giovane. La prima occasione di incontro è il ballo cittadino, a cui Mr Bingley si reca accompagnato dall’amico Mr Darcy, un giovane altrettanto interessante sia per l’aspetto piacente che per la posizione sociale. Non fosse che Mr Darcy riesce, nell’arco di mezzora, ad attirarsi le antipatie di tutti i presenti. Il motivo è semplice: Darcy è serio e altezzoso, sembra non volersi abbassare al divertimento popolare o conversare con persone di rango inferiore al proprio. Risponde forzatamente quando gli si rivolge la parola e non invita a danzare nessuna ragazza della sala. 

Tra le sorelle Bennet, la più colpita dal suo comportamento è Elizabeth, che Darcy descrive come come “appena passabile, non abbastanza bella per me”, senza curarsi che il suo commento venga udito da orecchie indiscrete. Darcy chiuso nel proprio orgoglio non si fa scrupoli a ferire la vanità di Elizabeth. 

Mr Darcy e il suo orgoglio

Basta arrivare a pagina diciannove per avere una definizione di orgoglio e vanità secondo Jane Austen. La fa pronunciare a Mary, la più piccola delle sorelle Bennet nonché la nerd della famiglia, sempre con il naso nei libri e pronta a dispensare sentenze moraleggianti: “Tutto quello che ho letto finora mi insegna che l’orgoglio è particolarmente congeniale alla natura umana, e che sono ben pochi coloro che non indulgono a un senso di autocompiacimento sulla base di questa o quell’altra vanità, vera o immaginaria che sia. Vanità e orgoglio sono cose diverse: l’orgoglio si rifà all’opinione che abbiamo di noi stessi, la vanità a quella che vorremmo gli altri avessero di noi”.

Non stupisce che questo articolo di Psychology Today dica esattamente la stessa cosa: l’orgoglio è il sentimento di soddisfazione che deriva dal sentirsi superiori agli altri. Una sorta di illusione di onnipotenza che può derivare da possessi materiali, parentele o aspetto fisico. Eppure, mentre la vanità si basa spesso sull’apparenza, l’orgoglio può anche fondarsi su meriti reali. Un pizzico di orgoglio è quindi giustificabile quando nasce, ad esempio, dalla consapevolezza di aver fatto un buon lavoro e di aver portato beneficio alla comunità, mentre risulta negativo quando è proiettato esclusivamente su se stessi. 

Tornando a Mr Darcy, il suo comportamento esprime tutti i sintomi dell’orgoglio. Darcy non fa nessuno sforzo per risultare gradevole a chi non considera alla sua altezza e si giustifica con Elizabeth dicendo che gli manca quella capacità innata che permette di conversare spontaneamente con sconosciuti ed apparire interessato ai loro affari. Elizabeth però gli risponde a tono, facendogli capire che anche la conversazione di circostanza (quello che gli inglesi chiamano “small talk”) richiede impegno ed intenzionalità: “Non posso rimproverare le mie dita se non si muovono sul pianoforte con la stessa maestria che possiedono altre donne ma solo me stessa perché non voglio prendermi il disturbo di esercitarmi”.

Persino al momento della dichiarazione d’amore ad Elizabeth, Darcy non riesce a mettere da parte l’orgoglio allo scopo di conquistare la sua amata. Al contrario, descrive con ardore la lotta interiore che ha affrontato per mettere da parte l’inferiorità di ceto sociale di Elizabeth e l’imbarazzante comportamento della sua famiglia. Il tutto senza dubitare di ricevere una risposta positiva da parte della ragazza che invece, nuovamente ferita nel suo di orgoglio, rifiuta il pretendente senza troppe cerimonie.

Eppure Darcy viene perdonato

Eppure il personaggio di Darcy viene completamente riabilitato alla fine del romanzo. Cosa porta Elizabeth a perdonargli tutte queste evidenti manifestazioni di orgoglio e a tramutare il suo risentimento in amore? 

Con lo svolgersi del racconto viene fuori che l’orgoglio è solo uno degli aspetti del carattere di Darcy, il quale è anche generoso ed amorevole con familiari ed amici. Insomma è un uomo di sani valori a cui manca una buona dose di empatia e la cui educazione sentimentale è stata alquanto carente: “i miei genitori mi insegnarono sani principi ma non a correggere il mio carattere. Mi insegnarono ad essere egoista ed altero e a non curarmi di nessuno al di fuori della mia cerchia familiare”. La capacità di uscire da se stessi per interessarsi dei sentimenti altrui, anche nota come empatia, va trasmessa fin da bambini e richiede impegno e consapevolezza per essere sviluppata. Daniel Carnegie, nel suo bestseller “Come trattare gli altri e farseli amici” dice chiaramente che “a tutti piacciono coloro che ci ammirano”. Tutti noi non desideriamo altro che essere visti ed apprezzati ed essere ignorati ci ferisce automaticamente. 

Il secondo problema di Darcy è quello di prendersi troppo sul serio. G.K. Chesterton, scrittore e teologo di fine ottocento, scrive che: “l’orgoglio è ciò che trascina ogni cosa in una facile solennità. La tentazione naturale è quella di prendersi sul serio, perché è la cosa più facile da fare: è molto più semplice scrivere un buon articolo di prima pagina sul Times che una battuta di spirito su Punch”. Questa è la lezione di Elizabeth che invece ama ridere di se stessa e degli altri, senza mancare di tatto ed intelligenza. 

La lezione di Elizabeth

Elizabeth riesce a superare ogni offesa al suo orgoglio con una sana risata. Ci ricorda che evitare di prendersi troppo sul serio è fondamentale sia per essere resilienti, curando le ferite inferte dall’indelicatezza altrui, che per prendersi dei rischi, facendo scelte che potrebbero esporci al ridicolo ma anche portarci grande soddisfazione. Come dice una delle mie citazioni preferite, sempre di G.K. Chesterton: “Gli angeli possono volare perché sanno prendersi alla leggerla”.