L’Esclusa di Pirandello, il relativismo conoscitivo e il ruolo della donna nella società

“L’Esclusa”, il primo romanzo di Pirandello, apparentemente racconta la storia di un tradimento. In realtà, narra le vicende di una donna che cerca vivere secondo le proprie regole ma si ritrova ad essere un burattino della società: costretta a conformarsi alle aspettative altrui.


Marta Ajala, donna colta ed intelligente, non ama il marito Rocco – che ha sposato per volontà della famiglia – ma gli è fedele. Il suo unico svago è la corrispondenza con l’avvocato Gregorio Alvignani. Uno scambio epistolare di natura filosofica e letteraria più che amorosa, in quanto la giovane non risponde alle avances del suo ammiratore ma gode esclusivamente del confronto intellettuale. Quando Rocco trova una lettera del corteggiatore, è abbastanza per gridare allo scandalo e ripudiare la moglie, nonostante la gravidanza avanzata. La condanna della società è immediata ed ha conseguenze devastanti: Il padre di Marta, Francesco Ajala, si mura in casa per la vergogna mandando in malora l’azienda di famiglia, mentre Marta perde il bambino che porta in grembo e giace malata per mesi. Nonostante tutto, la donna cerca disperatamente di rialzarsi mettendo a frutto la sua attitudine allo studio e vince il concorso di maestra. Anche in questo caso i concittadini intervengono per punire il suo tentativo di riscatto: Marta viene trasferita a Palermo, lontana dalla sua onta. Il passato tuttavia la insegue nelle vesti del recidivo corteggiatore Gregorio Alvignani. Questa volta Marta si lascia cadere tra le braccia dell’avvocato. Spinta da un desiderio di vendetta verso il mondo, vuole sperimentare per davvero ciò di cui tutti la accusano.  Adesso che Marta ha abbracciato l’identità che le è stata ingiustamente affibbiata, viene richiamata in paese per vegliare al capezzale della suocera morente. Qui incontra il marito Rocco che, incurante della confessione di Marta, la rivuole al suo fianco, riabilitandola agli occhi del paese come moglie rispettabile.


L’ossessione per la predestinazione

Gli inglesi utilizzano l’espressione “it runs in the family” – che letteralmente significa “scorre nella famiglia” – per riferirsi alle caratteristiche che accomunano diversi membri della famiglia, scorrendo tra generazioni successive come un fiume che trascina, ineluttabilmente, chiunque incontri.  Pirandello fa ironia di questa convinzione di predestinazione familiare tramite la patetica figura di Antonio Pentagora, il padre di Rocco. Secondo la filosofia di Antonio, ogni uomo è destinato a ricoprire un ruolo preciso nella propria vita e quello dei mebri della sua famiglia è molto specifico: i “cornuti”. Le corna diventano una tale ossessione da influenzare il comportamento quotidiano di Antonio Pentagora, plasmando il suo modo di essere: “S’era così fissato su questo modo di pensare, che se per caso qualcuno, spinto dal bisogno veniva a chiedergli aiuto, egli, pur sentendosi talvolta inchinevole a cedere, gia commosso, si frenava, sbuffava, poi apriva le labbra al solito ghigno e consigliava a quel povero diavolo di rivolgersi altrove: al tal dei tali, per esempio, buon filantropo del paese: “Va da lui, caro mio: è nato apposta per soccorere la gente. Io no, vedi. A me, quest’ufficio non m’appartiene. Farei un’offesa a quel degno galantuomo che lo esercita da trent’anni e non può farne a meno. Io, di corna negozio.” Non stupisce che i tradimenti, veri o presunti, si diffondano nella famiglia come un’epidemia: la convinzione di essere predestinati diventa una profezia che si auto-avvera. Rocco, ad esempio, sa bene che Marta non lo ha tradito ma se ne convince all’istante, cogliendo il primo pretesto per ricoprire il tanto temuto ruolo di “cornuto”.


Il relavitismo conoscitivo

In “Uno, Nessuno e Centomila” il relativismo raggiunge la sua espressione estrema e colpisce l’Io, rendendo impossibile conoscere se stessi, nella frantumazione in mille identità causata dalle prospettive altrui. Ne l'”Esclusa”, il relativismo conoscitivo è ancora in gestazione: Marta ha una forte consapevolezza di sè e della sua innocenza, ma sa anche che questo è irrilevante. L’identità che gli altri le hanno cucito addosso, come una camicia di forza, è quella di “adultera” e “colpevole”. Poco importa che Marta non sia effettivamente adultera, le convinzioni della società hanno conseguenze reali ed indelebili: il padre muore di crepacuore e la sua famiglia cade in miseria, Marta viene cacciata dal posto di lavoro. Quando invece la donna si macchia realemente di tradimento e il marito la riaccoglie, Pirandello lascia intendere che la società è pronta a redimerla e a cucirle addosso un nuovo, immacolato, abito.


Il ruolo della donna

Non potrebbe essere più evidente in questo romanzo, il ruolo subalterno della donna nella società, nella famiglia e nel matrimonio. La donna può rivestire solamente il ruolo di oggetto non senziente, la cui collocazione viene decisa dal padre prima e dal marito poi. Il fatto che una donna sia colta, abbia delle idee e prenda in mano il proprio destino è una colpa imperdonabile e Marta viene punita severamente ed in più occasioni. In primo luogo, Marta intraprende la corrispondenza con l’Alvignani perché ha finalmente la possibilità di relazionarsi, da pari, con un uomo colto ed in grado di apprezzare  – al contrario dell’ignorante marito – l’eleganza e l’acume delle sue idee. “Curando la forma, scegliendo le frasi come per un componimento scolastico, era orgogliosa di fronte a se stessa di quel segreto duello intellettuale con un uomo quale l’Alvignani, avvocato di grido, lodato, ammirato, corteggiato da tutta la città, che si preparava ad eleggerlo deputato”. Ironicamente, nella lettera che il marito Rocco prende come prova del tradimento, Marta stava esprimendo le proprie idee sulla posizione della donna – purtroppo non ci è dato si sapere quali siano.  La seconda colpa di Marta è quella di provare a riabilitarsi con la forza del proprio intelletto, superando il concorso come maestra. Il marito Rocco, non può tollerare che colei che è di fatto ancora sua moglie, si renda autonoma, indipendente da lui ed effettivamente emancipata. Poco importa che Marta si trovi in una situazioni di indigenza a causa delle sue accuse e non abbia altri mezzi di sostentamento.


Quella di Marta è una parabola a cui assistiamo dolenti. La vediamo cadere pur senza colpa, rialzarsi con fatica e determinazione, per poi ritornare al punto di partenza e rassegnarsi all’unico ruolo possibile per una donna in una società patriarcale: quello di moglie obbediente e sottoposta all’autorità maschile.

Perché leggere Uno,Nessuno e Centomila

Leggere rende persone migliori. Indubbiamente vero, ma non per tutti i libri. Solo per quelli che ci costringono a riconsiderare il nostro modo di pensare ed agire. In Uno, Nessuno e Centomila, Pirandello mette in discussione dalle fondamenta l’intero assetto del reale. Per questo è una lettura difficile, a tratti angosciante, che tuttavia ripaga con una prospettiva del tutto nuova.

La rivelazione di Vitangelo Moscarda 

Un giorno, apparentemente normale ma in realtà nefasto per il povero Vitangelo, la moglie Dida gli fa notare che il suo naso pende da un lato. Un dettaglio banale che scatena una crisi inimmaginabile: il modo in cui Vitangelo pensa che gli altri lo vedano non corrisponde affatto all’idea che essi hanno di lui. Inizialmente Vitangelo cerca di cogliere quest’immagine di sé “dall’esterno”, ma si rende ben presto conto che è impossibile vedersi vivere, ed anche se lo fosse, ognuno legge la realtà a suo modo e cioè sulla base delle proprie esperienze. 

Niente di nuovo, direte voi. Il problema è che ci illudiamo continuamente di essere Uno, ossia che gli altri ci percepiscano come quell’identità unitaria e coerente che sentiamo dentro di noi; siamo in realtà Centomila, in quanto ogni paio di occhi che si posa su di noi ci attribuisce una nuova forma (sciocco, simpatico, buffo, furfante…) che non possiamo conoscere ed ha pari dignità di esistere nella realtà altrui; infine, poiché non possiamo riconoscerci in nessuna di queste forme e nessuna di esse corrisponde alla nostra, siamo Nessuno. Complicato eh?

E i dati di fatto? Ci saranno pure alcuni elementi del reale che siano inopinabili ed uguali per tutti! Non secondo Pirandello. Anche i dati di fatto vengono filtrati dalla realtà altrui ed interpretati in maniera soggettiva, assumendo un significato differente da una persona all’altra. Ad esempio, il fatto che io sia Italiana avrà un significato molto diverso per una persona che ama l’Italia rispetto ad un’altra che, per qualche oscura ragione, la odi.

Uno Nessuno Centomila Golconda Magritte
Golconda, Magritte

Cosa me ne faccio dell’intuizione di Pirandello?

1. Un po’ di sano relativismo 

“E allora perché, santo Dio, seguitate a credere che la sola realtà sia la vostra, questa d’oggi e vi maravigliate, vi stizzite, gridate che si sbaglia il vostro amico, il quale, per quanto faccia, non potrà mai avere in sé, poverino, lo stesso animo vostro?”

In primo luogo, leggere Pirandello ci porta a fare un’esercizio: metterci nei panni altrui. Attenzione, quella di Vitangelo Moscarda non è empatia, al contrario, egli è così preso dalle sue speculazioni da non curarsi affatto delle emozioni altrui. La massima che però non esiste un’unica realtà e che ognuno di noi ne racchiude una individuale, probabilmente molto diversa dalla nostra, potrebbe aiutare ad interpretare il mondo in maniera più aperta e conciliante. 

[Spoiler Alert! Pirandello non ha una visione altrettanto ottimista. In Uno, Nessuno e Centomila, Vitangelo Moscarda porta il relativismo a conseguenze così estreme da non voler più attribuirsi nessuna identità e ritirarsi dalla società. Ecco, questo vogliamo evitarlo, ma un pizzico di relativismo può essere salutare.]

2. Evasione nella Natura

“Ah, perdersi là, distendersi ed abbandonarsi, così tra l’erba, al silenzio dei cieli; empirsi l’anima di tutta quella vana azzurrità, facendovi naufragare ogni pensiero, ogni memoria! E l’aria è nuova, e tutto per un attimo è com’è, che s’avviva per apparire. Così soltanto posso vivere ormai. Rinascere attimo per attimo. Impedire che il pensiero si metta di nuovo in me a lavorare, e dentro mi rifaccia il vuoto delle vane costruzioni.”

Il rimedio di Vitangelo per la sua angoscia esistenziale è quello di lasciar perdere ogni forma, pregiudizio, struttura e sovrastruttura del reale per perdersi nella Natura. Vivere nel costante tentativo di immaginare come gli altri ci percepiscono ed incontrare le loro aspettative richiede uno sforzo immane e, secondo Pirandello, del tutto vano dato che non potremmo mai arrivare a conoscere del tutto la realtà altrui. 

Di certo Pirandello non era un guru della Mindfulness, eppure le sue parole sembrano invitarci a vivere il momento presente e liberare la mente dalle spirali di pensiero che troppo spesso offuscano il nostro giudizio ed intralciano la nostra serenità.

Una dato di fatto (seppur relativo)

Ognuno trarrà dalla lettura di Uno, Nessuno e Centomila insegnamenti, illuminazioni e riflessioni, secondo la propria personalissima realtà, ed è questo il modo in cui i grandi capolavori della letteratura ci rendono persone migliori.

Se non siete ancora convinti, vi porto una prova dell’effetto inverso, ossia di come scriverli sia determinante nella crescita personale dei loro autori. In una lettera, il figlio di Pirandello testimonia che scrivere Uno, Nessuno e Centomila è stato un percorso difficile e doloroso, più volte interrotto e rimandato, ma rivolgendosi al padre conclude: “con esso hai esercitato il tuo spirito. Come in atti di vita: non per diventare un più bravo letterato, ma per essere meglio te stesso, un migliore uomo.”.