“La vita è abbastanza lunga e ci è stata data con larghezza per fare cose grandi se ben impiegata, ma se la si consuma nel lusso e nella trascuratezza, ove cioè la si spenda in nulla di utile, costretti dall’estrema necessità, ci accorgiamo che è trapassata senza averne avvertito lo scorrere”
Seneca – De Brevitate Vitae
Il “De brevitate vitae” di Seneca, questo libricino di nemmeno cento pagine, è rimasto a prendere polvere sul mio comodino per mesi. Il titolo suonava come un memento mori medievale – ricordati che devi morire!- ed il teschio in copertina rafforzava quest’impressione.
Non è affatto così. Le parole di Seneca hanno un gran potere consolatorio. Soprattutto oggi che, a causa della pandemia e delle misure restrittive, potremmo sentirci insoddisfatti della nostra vita quotidiana e di come abbiamo trascorso l’anno appena concluso.
Non solo. Le sue raccomandazioni sono così attuali da sembrare tratte da un manuale di management. Cosa c’entra Seneca con il management? Ve lo spiego subito.
Il valore del tempo e dell’attenzione
Il filosofo si chiede come mai gli uomini siano tanto avari dei beni materiali quanto prodighi della risorsa più preziosa: il tempo. Dice Seneca: “Fai il conto della tua età e calcola quanto di questo tempo ti ha tolto un creditore, un amante, un patrono, un cliente; quanto te ne ha strappato il litigare con tua moglie, il castigare i servi, l’andare in giro per la città per i tuoi doveri sociali. Pensa a quante persone ti hanno saccheggiato della tua esistenza senza che tu ti accorgessi di quanto perdevi”.
Oggi che la nostra attenzione è sotto assedio – contesa tra pubblicità, messaggi, telefonate, social – ha assunto un valore inestimabile. Tanto che in inglese si usa l’espressione “pay attention” come se l’attenzione la “pagassimo” con moneta sonante! Ed è vero che quando ci dedichiamo ad una attività sopportiamo un costo-opportunità, ossia il valore di ciò a cui abbiamo rinunciato. Se vedo un’altra puntata della mia serie Netflix non potrò leggere il capitolo di un libro. (Mi dispiace. Il multitasking, secondo recenti studi, non funziona.)

La produttività, ieri ed oggi
Nel quarto secolo avanti cristo, Seneca esprimeva benissimo il malessere di chi è: insoddisfatto del passato, perché vorrebbe aver impiegato il tempo in modo diverso; spaventato dal futuro, per la paura di perdere ciò che è stato conquistato con tanta fatica (il posto di lavoro, il successo); incurante del presente, che scorre via tra una richiesta urgente e l’altra.
Secondo Seneca non viviamo il momento presente con abbastanza consapevolezza e rimandiamo obiettivi e desideri ad un futuro incerto, che non ha nessuna garanzia di verificarsi. Quanti anni sacrifichiamo nello studio o nel lavoro, rimandando all’infinito la realizzazione di ciò che desideriamo, come nutrire una relazione o coltivare un interesse? Quante giornate trascorrono secondo i nostri programmi?
Gli autori di “The 5 Choices – The path to extraordinary productivity” uno dei più famosi libri di sulla produttività ed il time management (gestione del tempo), si sono posti la stessa domanda qualche secolo più tardi. La loro spiegazione è che gestiamo il flusso continuo di richieste in maniera lineare, cercando di soddisfarle non appena arrivano e nel più breve tempo possibile. Sebbene questo ci dia gratificazione immediata, rischiamo di trascorrere le nostre giornate a perseguire le priorità altrui piuttosto che le nostre.
Il “paradosso della produttività” è che, sebbene la tecnologia moderna ci renda più produttivi che in passato, non è detto che questo potenziale si realizzi sempre. Anzi, secondo uno studio condotto dagli autori del manuale, il 40% del tempo sul lavoro è impiegato in attività considerate irrilevanti.
L’importanza di ascoltarsi
Sembrerà assurdo ma Seneca ed i guru del business del ventunesimo secolo sono arrivati alla stessa soluzione: ascoltarsi e stabilire le priorità individuali.
Seneca dice di “disporre di ogni giorno come se fosse l’intera vita” e di gestire consapevolmente il proprio tempo, in modo da poter guardare al passato senza rimpianti. Per far ciò, Seneca consiglia di imparare a stare soli con se stessi ed ascoltarsi (ed anche abbandonare ogni attività per dedicarsi alla lettura dei filosofi! Meno consigliato).
“The 5 Choices”, dal canto suo, fornisce un utile strumento per un’analisi razionale delle priorità: i ruoli. La vita di ciascuno di noi si svolge all’interno di ruoli, tramite i quali ci identifichiamo: padre, madre, medico, insegnante. Per stabilire le nostre priorità potremmo quindi identificare i ruoli in cui ci rappresentiamo e valutare, per ognuno di essi, dove ci troviamo e cosa ci renderebbe pienamente realizzati. Potrebbe servirci da bussola per gestire il tempo sulla base di ciò che oggi è davvero importante.
Nessun libro di filosofia o management potrà mai fornire un metodo perfetto per essere soddisfatti di noi stessi e della nostra vita. Seneca però aveva individuato quello che dovremmo evitare: vivere con l’autopilota, facendoci trascinare dagli eventi piuttosto che decidendo attivamente dove allocare il nostro prezioso tempo.