Tre motivi per leggere “Novecento” di Baricco

1. Un personaggio indimenticabile

“Novecento” è narrato da un trombettista che si imbarca sul transatlantico Virginian per suonare nell’orchestra jazz. Lì viene a conoscenza di una storia incredibile: un uomo, abbandonato in fasce sul pianoforte a coda della prima classe, è cresciuto sul Virginian senza mai mettere piede a terra. Ventisette anni trascorsi tra la prua e la poppa di una nave. Anche il suo nome è fuori dal comune: Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, o semplicemente Novecento. Proprio come il secolo appena iniziato. Prima di lui era soltanto un numero, adesso è un nome.

Come se ciò non bastasse, si tratta del più grande pianista di tutti i tempi. La sua musica è senza precedenti: sembra essere suonata a quattro mani e fatta da note mai sentite prima. 

Novecento guarda il mondo con occhi da bambino saggio, pieni di genuina meraviglia ma velati di tristezza. Avendo trascorso l’intera esistenza su una nave, ha vissuto una realtà di seconda mano, filtrata dai racconti dei passeggeri. Non comprende appieno la violenza o la rivalità che percorrono la terra. Quando il tronfio pianista Jelly Roll Morton si imbarca sul Virginian per sfidarlo a pezzi di jazz, Novecento è in prima fila, in lacrime di fronte alla toccante musica del suo avversario. Eppure Novecento ha una sua filosofia di vita che lo porta a compiere scelte drastiche come rifiutarsi di incidere la sua musica, di suonare altrove che in mare aperto e di mettere piede a terra. Il trombettista, il suo unico amico, non si da pace: “Novecento, perché non scendi da questa maledetta nave?”

La laggenda del pianista sull'oceano, Novecento, Baricco
Tratto dal film La leggenda del pianista sull’oceano

2. Un’idea quanto mai attuale

Non è che Novecento non abbia mai provato a scendere dal Virginian. Improvvisamente ha indossato il suo vestito buono ed ha cominciato a scendere la scaletta, solo per fare dietrofront e risalire a bordo. Lascio al meraviglioso monologo finale il compito di svelare i pensieri che lo fulminano mentre guarda New York dispiegarsi di fronte ai suoi occhi. Basti dire che Novecento viene colpito da paralisi della scelta: la vita “vera” presenta troppe possibilità che lui, nato e cresciuto su una nave, non può concepire. Come scegliere, tra le infinite possibili, una strada da percorrere, una donna da amare, una terra in cui stabilirsi? 

Insomma è quello che proviamo tutti di fronte alla homepage di Netflix. Scherzi a parte. E’ vero che negli ultimi dieci anni, la possibilità di scelta si è moltiplicata esponenzialmente e con essa le aspettative. Una selezione infinita di libri, musica, film, persino potenziali partner, è alla portata di un click. Secondo un articolo di Psychology Today il cervello umano può comparare in maniera efficiente solo cinque opzioni alla volta. Una scelta infinita crea sovraccarico cognitivo ed è fonte di stress: come faccio a scegliere un film su Netflix sapendo che, se solo cercassi per altri venti minuti, potrei trovarne uno migliore? L’imprenditore americano Patrick McGinnis ha chiamato questo fenomeno FOBO – Fear Of Better Option. Secondo McGinnis: “Per scegliere qualcosa dobbiamo lasciare andare l’alternativa ma abbiamo paura di dover rimpiangere la strada non intrapresa. Quindi potremmo anche decidere di non decidere affatto e lasciare tutte le opzioni aperte”. La FOBO, nella sua espressione estrema, porta ad abbandonare del tutto la scelta: chiudere Netflix dopo ore di angosciosa ricerca o, come fa Novecento, trascorrere l’intera esistenza una nave. Sconsiglio la seconda opzione.

3. Il godimento estetico: poesia e musica

Scegliere una citazione da “Novecento” è quasi impossibile. Sono sessantadue pagine di bellezza che raggiunge il suo picco nel monologo finale che potrei leggere e rileggere infinite volte. Le parole scorrono via come le note sotto le dita del protagonista.

L’unico elemento mancante? La musica. A questo provvede “La leggenda del pianista sull’oceano”, il film di Tornatore che aggiunge alle parole di Baricco le musiche di Ennio Morricone, di una bellezza struggente. Un capolavoro.

“The Game”, la rivoluzione digitale ed il dramma del novecento

“The Game” é il nome del mondo generato dalla rivoluzione digitale. Baricco, nei panni di uno zelante archeologo, indaga la sua origine ed evoluzione.

Il Game nasce quando un manipolo di nerd della Sylicon Valley trova il modo di “sciogliere” pezzi di mondo (suoni, colori, immagini) in un formato che permetta loro di viaggiare da un capo all’altro del pianeta in tempo reale: ossia una sequenza di 0 ed 1.

Il Game accelera quando i pionieri del digitale, dopo aver smaterializzato il mondo, lo mettono in movimento ed in comunicazione tramite internet.

Il Game decolla a velocità supersonica nel momento in cui queste potenzialità (tradurre il mondo in un formato veloce e condividerlo in tempo reale) vengono fornite a tutti e tutte, con la disponibilità diffusa di devices come computer e smartphones, e l’accesso gratuito al Web.

La portata di questa svolta è difficile da capire per noi millennials: mentre nel 900′ la produzione ed elaborazione di contenuti era stata appannaggio di un’elite che monopolizzava cultura ed informazione, con l’avvento del digitale la massa delle “persone comuni” e` in grado di formulare e diffondere la propria opinione, e comincia effettivamente a farlo, derterminando il sistematico sfaldamento dei privilegi delle elite novecentesche (professori e specialisti, i cosiddetti “sacerdoti del sapere”).

In un rovesciamento di prospettiva, Baricco sostiene che non si trattava di un effetto collaterale, non anticipato, della rivoluzione digitale. I suoi pionieri miravano davvero a cambiare il mondo e, trattandosi di nerd informatici, lo facevano sfruttando cio` che meglio sapevano fare: creare nuovi strumenti, tool, devices.

Questa spinta incredibile ed irrefrenabile aveva origine dal disastro del novecento: si doveva impedire il ripetersi dei terribili causati da rigide ideologie, per le quali la formulazione delle idee, del sapere convidiso e persino la versione ufficiale segli eventi storici, erano detenute da un manipolo di individui.

Per capire quello che intende Baricco basta prendere 1984 di Orwell. Nella dittatura Orwelliana, Il Socing, ossia il partito del Grande Fratello, controlla ogni aspetto della realtà: la comunicazione dei fatti contemporanei e, soprattutto, la versione ufficiale del passato. La realtà non ha più un’esistenza oggettiva in quanto il partito “detiene a un tempo il controllo integrale di tutti I documenti e delle menti dei suoi affiliati”. Se ogni documento del passato viene modificato per adattarlo alla versione ufficiale ed ogni individuo vi crede fermamente, che importanza ha la verità dei fatti?

Niente che non sia successo davvero: Stalin faceva modificare le foto ufficiali in modo tale da cancellare coloro che erano stati suoi sostenitori, prima di essere eliminanti durante le grandi purghe. Costoro venivano non solo eliminati fisicamente ma cancellati dalla Storia.

Tornando a The Game, questo nuovo mondo nasce dunque dalla volontà di frantumare per sempre il monopolio dell’informazione e di lanciare una chiara sfida: provi il dittatore di turno a modificare le migliaia di immagini e testimonianze di fatti storici che si diffondono viralmente sul Web.

Il Game è tutt’altro che perfetto, ma ci ha fornito di una capacità critica senza eguali nella storia: ossia la possibilità di confrontare molteplici opinioni su ogni fatto della realtà, espressioni di background, culture e fasce d’età diverse, senza restare bloccati nella propria “camera di risonanza”, in cui le opninoni iniziali non vengono che riconfermate. Un vero super potere che abbiamo il privilegio di usare per farci strada nella giungla di contenuti e formarci una nostra idea del mondo.